LE CAUSE EMOTIVE DELLA LOMBALGIA: DUE SPUNTI DI RIFLESSIONE

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LE CAUSE EMOTIVE DELLA LOMBALGIA: DUE SPUNTI DI RIFLESSIONE

La lombalgia è un fenomeno molto diffuso di dolore alla zona lombare. Le possibili cause di lombalgia sono riconducibili a 4 categorie:

  • posturali: la posizione alla scrivania, in auto, scompensi da traumi precedenti a arti inferiori, spalle ecc
  • legate al sovraccarico fisico: lavori pesanti in cui ci si china spesso in avanti e si sollevano pesi
  • viscerali:  problemi intestinali o renali tendono le strutture fasciali, tendinee e legamentose creando rigidità e dolore
  • emotive:  ed in questo articolo esporrò due delle più diffuse cause appartenenti a questa categoria che fanno spesso da sfondo alle altre citate.

Il primo elemento su cui riflettere è legato al senso interiore di essere in dovere di fare qualcosa per gli altri o di essere in un determinato modo. Quante volte ci facciamo carico di situazioni pesanti perché pensiamo che se non lo facciamo noi nessun altro lo farà? Capita, per esempio, in quelle situazioni in cui ci sono dei familiari da accudire. La sensazione di essere ingabbiati e incastrati tra queste necessità fa vivere al corpo un senso di costrizione che irrigidisce e blocca la muscolatura lombare. Il blocco muscolare limita la possibilità dei movimenti di bacino, osso sacro, anche e vertebre lombari con conseguenti blocchi acuti, sciatalgie, dolore eccetera. I motivi per cui ci si prende carico delle necessità altrui sono generalmente di due tipi: fuga ed Ego.

Occuparsi degli altri è un ottimo motivo per non occuparsi di se stessi.

Quando non abbiamo il coraggio di affrontare i nostri personali problemi, vogliamo evitare di pensare ad essi e vogliamo mantenere il diritto di poterci lamentare, spostiamo la nostra attenzione su altro. Ci creiamo un’ottima scusa “non ho tempo per pensare a me, devo penare a Tizio”, o “sono occupata tutto il tempo con Caio, penserò a me quando potrò”. Queste motivazioni sono socialmente sempre ben accolte e ci permettono di sentirci in pace con la nostra coscienza e di rimandare il lavoro duro interiore ad altri momenti. E ciò ha a che fare anche con il secondo punto.

L’Ego ha sempre bisogno di sentirsi importante, riconosciuto e gratificato dagli altri.

Dimostrare di sacrificarsi per gli altri a discapito di sé stessi difficilmente ha il significato d’amore che vorremmo avesse. Se così fosse non sarebbe un peso per noi e non avremmo motivo di lamentarci di nulla. Madre Teresa di Calcutta sapeva mettere da parte se stessa per gli altri ma di certo non si lamentava per questo, non dava la responsabilità a nessuno di questa scelta, tantomeno della possibilità di contrarre essa stessa malesseri e problemi. Era una scelta e ne era responsabile. Sono in pochi tra noi quelli che hanno la missione di Madre Teresa di Calcutta eppure sono in molti coloro che si mettono in situazioni vincolanti che diventano pesanti e deleterie.  Non è sempre facile dire di no, soprattutto quando ci sono di mezzo i familiari, ma il vero problema è dell’Ego, il quale non tollera ciò che proverebbe verso se stesso. “Non posso abbandonare mia madre” o “non posso sottrarmi dai doveri verso mio padre” è una strategia subdola dell’Ego per evitare di affrontare il proprio senso di giudizio e di colpa. Per il nostro sistema di credenze sarebbe da persone egoiste e terribili dire di no in simili circostanze, tanto che non potremmo accettare il giudizio interno che ne deriverebbe dall’aver semplicemente rispettato l’ordine naturale delle cose: perseguire il proprio benessere e la propria crescita in primis, favorendo la crescita altrui senza sottrarli al loro compito evolutivo. Esistono sempre delle valide soluzioni per accudire i familiari senza abbandonarli al proprio destino, ma anche senza trascurare se stessi. Tuttavia per la pace con il proprio Ego giudicante non vengono prese in considerazione; e così senso di dovere, colpa e giudizio si sommano e sovrappongono andando a disturbare proprio quella parte del corpo che richiede fluidità, movimento e piacere nell’essere se stessa: bacino e zona lombare.

Se osserviamo la nostra vita possiamo sicuramente individuare quelle situazioni in cui per senso di dovere, colpa o giudizio limitiamo noi stessi, andiamo contro la nostra naturale aspirazione di vivere in amore e abbondanza con il mondo e ci mettiamo in gabbia da soli. Anche osservare il proprio vocabolario è un’ottima strategia per rendersi conto di quanto dovere è presente nella nostra vita: quante volte utilizzi il verbo dovere nelle tue frasi? È possibile sostituirlo con il verbo volere?

L’altro grande capitolo che ha a che fare con i dolori lombari riguarda la sessualità.  Il bacino contiene gli organi riproduttivi, l’ombelico e la pancia sono zone molto sensibili al contatto e stimolano il piacere fisico. Nella relazione intima il contatto è molto stretto, proprio perché l’atto sessuale si esprime nella vicinanza del ventre della donna con quello dell’uomo. Quindi è una zona che ha molto a che fare con la relazioni, sia intime che, in senso più ampio, con gli amici e la società in generale.  Ciò che blocca le relazioni è spesso il timore di lasciarsi a andare per mostrare agli altri come si è; si teme il giudizio, la non accettazione e il rifiuto. Allora si studia attentamente la situazione con la mente per tarare se stessi in base alla contesto in cui si è. Il lavoro di mente limita la capacità di sentire, provare, sperimentare e conoscere. Limita il fluire della nostra personalità e aumenta le tensioni fisiche. Quando riusciamo ad essere presenti a queste sensazioni possiamo realmente avvertire le tensioni muscolari nel nostro corpo, quando si accumulano e come si comportano nelle diverse circostanze.

Senso di pudore e tabù collettivi, legati anche ad una tradizione religiosa molto severa su questo argomento, sono programmi limitanti per la nostra evoluzione ed espressione. In società come nell’intimità ci vergogniamo a mostrarci come siamo, siamo concentrati nel calcolo mentale delle variabili intorno a noi per metter in atto il comportamento più accettabile all’esterno perdendo il contatto con il desiderio di esprimere il nostro piacere. Questo si traduce in una limitazione anche nella pratica sessuale e in una difficoltà ad abbandonarsi all’appagamento. La conseguente frustrazione per non riuscire ad esprimersi instaura un circolo vizioso di ricerca e ragionamento, di rigidità fisica ed emotiva dal quale si fa fatica ad uscire fino a quando non compare un disturbo importante, come una lombalgia, che ci costringe a riflettere e osservare questa zona del nostro corpo.

La cosa più deleteria che possiamo fare a noi stessi

è dimenticare che il corpo non inventa nulla,

non è nostro nemico ed è una macchina perfetta.

Ogni suo segnale ha un senso che va ricercato nell’osservazione del contesto in cui si è, attraverso una visione che abbracci una prospettiva ampia, ricordando che lo scopo ultimo è permettere alla nostra naturale evoluzione di proseguire.

Buona ricerca

2 Comments

  1. Nicoletta ha detto:

    Grazie, parole perfette per questo momento che sto vivendo.
    Nicoletta

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